Le punizioni di Andrea Pirlo tra "maledetta" ed Effetto Magnus

Quando ieri sera a pochi minuti dal termine di Genoa-Juventus, Mazzoleni ha assegnato il calcio di punizione dal limite, poi segnato da Pirlo, mi è subito tornato in mente un libro, regalatomi da due amici, e che ciascun amante del calcio giocato dovrebbe, prima o poi, leggere. Si tratta de “La scienza nel pallone” di Nicola Ludwig e Gianbruno Guerrerio.

Un libro senza dubbio ambizioso, ma che ci consente di tracciare, e di capire, in maniera chiara e precisa, perché sistematicamente le punizioni di Pirlo vanno in rete, senza per questo togliere fascino alle prodezze del centrocampista bianconero. Si chiama “Effetto Magnus”. Andrea Pirlo lo sfrutta “a mestiere” fino a sfidare (uscendone vincitore) la forza di gravità.

L’amore per il calcio domenicale (quello che troppo spesso ci viene strappato dai diritti tv e da un certo modo di fare business) ci conduce a definire le punizioni dell’asso mondiale con il semplice epiteto di “maledetta” ma, in realtà, trattasi di molto, molto di più. In termini puramente “fisici” il pallone da calcio è un “corpo tozzo”, parente alla lontana di un icosaedro troncato, ovvero una forma geometrica composta da 32 poligoni regolari (12 pentagoni e 20 esagoni) che approssimano all’87% una sfera, e che crea vortici quando viene calciato, “soffrendo” la resistenza dell’aria.

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L’azione frenante della forza dovuta all’effetto Magnus foto “La Scienza nel Pallone”

Quando la palla viene calciata, infatti, le forze che agiscono sulla sfera sono molteplici. Insomma, un tiro finisce in tribuna (o nell’incrocio dei pali) grazie all’interagire di più forze e, in particolare, di forza di gravità e resistenza all’aria. Il rapporto cambia punto dopo punto durante la traiettoria della palla. Al momento del tiro, e nella prima parte, Nicola Ludwig e Gianbruno Guerrerio, ci spiegano che la resistenza “aiuta” la forza di gravità appesantendo la palla mentre nella parte finale “sfida” la gravità alleggerendola. In sostanza è come se la resistenza aumentasse fino ad un punto critico, per poi ridursi e, infine, per aumentare di nuovo (e si pensi che in tutto questo bisogna considerare anche l’effetto che, per esempio, le ormai obsolete cuciture del pallone, possono avere sulla traiettoria).

Andrea Pirlo, ieri sera, come in una marea di altre occasioni, non fa altro che applicare la teoria elaborata da Heinrich Gustav Magnus nella seconda metà dell’Ottocento. Perché questa teoria abbia senso (e perché Pirlo possa regalare certe meraviglie al calcio italiano) le condizioni sono che la palla ruoti in volo e la presenza dell’aria. Il primo presupposto implica un certo effetto “a girare” impresso alla palla; il secondo è “naturalmente” verificato.

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Una sfera che ruota su sé stessa si muove da destra verso sinistra. Qui la rotazione è in avanti. foto “La Scienza nel Pallone”

Il calcio di punizione di Pirlo sorprende sistematicamente le barriere e i portieri avversari perché tende a far ruotare il pallone in avanti, il che comporta che la palla scenda in maniera assolutamente più veloce e repentina rispetto ai casi in cui non si applica la rotazione e sulla palla agisce la sola forza di gravità. Ma, probabilmente, il tiro di Pirlo è ancor più “maledetto” ed “efficace” perché la palla tende a rallentare proprio alla fine della fase ascendente, avvicinandosi alla velocità critica; in questo modo la resistenza aerodinamica cresce fino al punto massimo. In realtà la “potenza” del tiro non è determinante, anzi. Se nella fase iniziale, infatti, il tiro è lento, la palla raggiunge la velocità critica proprio all’apice della traiettoria generando una sorta di “brusca frenata”, qualche “ondeggiamento” (seppur impercettibile) e una caduta a “foglia morta”.

In realtà l’esito finale causa anche altri effetti, meno scientifici e forse più sociologici; prima una certa sensazione di stupore, definita dalla classica posizione delle labbra comunemente definita “a bocca aperta”, poi la presa di coscienza che, Effetto Magnus o no, quel gol, a prescindere che sia Pirlo a farlo (lo stesso potrebbe dirsi di Didì o Corso e, per ragioni diverse, di Totti e Roberto Carlos) è un capolavoro che, in fondo, avrebbe lo stesso fascino anche senza le leggi della fisica.

Approfittiamo dell’occasione per consigliare a tutti gli appassionati di letteratura sportiva, o semplicemente agli amanti del calcio e delle sue infinite curiosità, il libro “La scienza nel pallone” di Nicola Ludwig e Gianbruno Guerrerio, edito da Zanichelli già nell’ottobre del 2011. Si tratta di un bijoux nel quale val davvero la pena investire.

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