Lo strano caso della Roma di Garcia: antipatica anche se non vince

Impossibile essere vincenti senza essere antipatici, almeno in Italia. Le gelosie e le invidie sono inevitabili, soprattutto ad alti livelli. Non succederà mai, difficile vedere un vincente simpatico“, lo disse Antonio Conte qualche tempo fa in un’intervista che contribuì a consolidare il famoso “Sono antipatico perchè vinco”, pronunciato durante la conferenza stampa sostenuta dopo la squalifica della vicenda Scommessopoli.

In Italia gli antipatici sono vincenti, o forse no. La Roma di Garcia, a pelle, dimostra il contrario: alla voce “titoli conquistati nel 2014” campeggia infatti (per il momento) un altisonante “nessuno”, ma la squadra capitolina sta facendo di tutto per ingraziarsi le antipatie dell’Italia pallonara, sia quella dei bar, sia quella dei salotti importanti.

Partiamo dalla fine della stagione 2012/2013, e precisamente dal 26 Maggio: la Lazio del sergente di ferro Vladimir Petkovic sconfigge in una storica finale di Coppa Italia la Roma di Andreazzoli; una frangia del tifo giallorosso non ci sta e tappezza la Capitale di scritte infamanti nei confronti di Vincenzo Paparelli, tifoso biancoceleste che perse la vita il 28 Ottobre del 1979 a causa di un razzo partito dalla Curva Sud. Lui non c’entrava nulla, quella finale di Coppa Italia non l’ha nemmeno potuta vedere, eppure è stato tirato in ballo. Forse troppo.

Ma nel calcio, si sa, tutto passa, e quella finale di Coppa viene (apparentemente) dimenticata dai sostenitori “da’ magica“, che trova in Rudi Garcia un nuovo condottiero, capace di riportare la chiesa al centro del villaggio e costruire una Roma forte, stratosferica, da lotta scudetto.

Sembra quasi tutto perfetto, la piazza si riavvicina al club e si rianima, i nuovi acquisti si inseriscono egregiamente negli schemi del tecnico, e quella squadra che fino a pochi mesi prima sembrava avere le vertigini di classifica ora comincia a fare a sportellate con la Juve per la corsa al Tricolore. Ma qualcosa va storto.

Come un fulmine a ciel sereno (ma neanche troppo, conoscendo il personaggio) Totti perde il controllo e comincia a parlare di fantomatici aiutini degli arbitri nei confronti della Juventus, spianando la strada al compagno Morgan De Sanctis, che un conto in sospeso con la Juve ce l’ha dal 1999 (3 presenze in bianconero, due gol subiti e Arrivederci e Grazie). Il portiere giallorosso illumina la platea calcistica parlando dell’arcinoto “Sistema Juventus“, un circolo vizioso che permetterebbe alla Juve di godere di particolari favoritismi arbitrali perchè “lo stadio nuovo avvantaggia“. Un discorso che non fa una grinza, insomma.

Com’era lecito aspettarsi, purtroppo, la polemica sconfina e la parola passa dai calciatori agli addetti ai lavori (o quasi): il Deputato Pd Mattioli chiede a Renzi di intervenire per controllare l’effettiva validità delle partite vinte dalla Juventus (poi ci lamentiamo se all’estero ci prendono in giro), l’avvocato Taormina chiede a gran voce di denunziare l’arbitro Rizzoli, e infine arriva la sviolinata del Signor Paolo Liguori.

Il direttore di Tg Com invia una lettera a “Libero” in cui spiega che “La Fiat è lo sponsor della Figc, quindi la Juve paga gli arbitri“, ignorando che: 1) La Fiat è solo uno dei tanti sponsor della Figc 2) Molti altri sponsor sono riconducibili in maniera diretta o indiretta a presidenti di altre società 3) Per avallare una tesi del genere c’è un fondamentale bisogno di prove (che lui non ha). I legali della Juventus stanno valutando l’eventuale querela.

Ultima, ma non meno importante, la rivolta popolare dei tifosi giallorossi, riunitisi stamattina davanti alla Sede Romana della Federazione Italiana Giuoco Calcio al grido di “mo’ basta“. Ma poi parlare di rivolta popolare non è proprio corretto, perchè i presenti alla manifestazione di Via Allegri si potevano contare sulle dita di poche mani. “Pazienza” ha mormorato qualcuno, “avranno trovato traffico su ‘a Tiburtina“.

Una sola cosa è certa, lo strano caso della Roma di Garcia, la squadra che grazie alle sue querimonie risulta antipatica ai più anche senza vincere nulla, è l’ennesimo frutto di un Italia pallonara troppo chiacchierona e poco concreta.

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