Maldini duro con il Milan: "Stanno distruggendo tutto, non c'è un progetto"

Delusione, tristezza per un Milan che poteva ancora dominare il tetto del mondo e che adesso si trova a dover inseguire l’Europa, un tempo la casa dei rossoneri e adesso quasi una mera illusione, rabbia per un progetto non all’altezza di una società di questo calibro, sono questi i sentimenti che muovono Paolo Maldini simbolo e bandiera del Milan vincente di poco tempo fa. L’ex capitano rossonero, intervistato da “La Gazzetta dello Sport”, non utilizza mezzi termini e, a cuore aperto, dice la sua sui rossoneri che, nell’attuale stagione, possono essere considerati poco più di una squadretta.

L’errore maggiore, secondo il capitano, è stato quello di costruire una squadra puntando sui “parametri zero” e non sui giocatori dalle caratteristiche tecniche più vicine a quello che doveva essere il progetto del Milan e se a questo si aggiunge la troppa considerazione data all’allenatore, Allegri nello specifico, ecco che tutti i nodi vengono al pettine: “Dentro di me c’è rabbia e delusione, mi fa male vedere che stanno buttando quanto costruito in dieci anni. Non esiste un progetto, si guarda all’oggi e non al domani. Si devono comprare giocatori funzionali al gioco, non solo parametri zero. Ti può andare bene una volta, non sempre. Se poi arriva l’allenatore e ti dice “Andrea è un giocatore finito, non mi serve più”, deve esserci qualcuno in società che ribatte: ‘Non è vero, Pirlo è un patrimonio del club e deve restare”. In questo modo, magari, non avremmo fatto un favore alla Juve”.

Le colpe sono quindi della dirigenza rossonera che pensa forse troppo a bilanci, lotte di potere e troppo poco al calcio che dovrebbe essere il vero motore di una società come il Milan: “Il Milan ha tantissimi dipendenti, ma è sottostrutturato sotto l’aspetto sportivo. Galliani è un grandissimo dirigente, ma non è in grado di capire i giocatori. Fa tutto lui e questo non è possibile. Barbara mi ha chiamato ma, dopo le divisioni delle competenze, non ho più sentito nessuno. Ero pronto per un ruolo nell’ambito sportivo, ma non c’è stato un seguito”.

Difende Clarence Seedorf che, di fronte a una situazione disastrata come quella che ha trovato al suo ritorno in rossonero, può fare poco o nulla: “Clarence non ha colpe: non può essere esperto, ha grande coraggio e personalità, ma neanche Guardiola potrebbe fare niente. Un tecnico esordiente deve essere supportato da una struttura molto forte per non bruciarsi. Anche Sacchi e Capello erano agli inizi ma potevano contare su grandi campioni”.

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