Con il passaggio del Milan ai cinesi andiamo ad analizzare i pro e i contro delle proprietà straniere in Italia.

Il passaggio del Milan in mano cinese è un passo epocale nella storia rossonera, ma non è di certo il primo passo di una sempre crescente internazionalizzazione del nostro calcio: infatti, sono già tre le proprietà straniere nel campionato di Serie A.
Seguendo un ordine di prestigio, partiamo dai cugini dell’Inter che, per la seconda volta in meno di tre anni, ha cambiato azionista di riferimento, pur restando sempre in mano asiatica. L’esperienza di Eric Thoir da patron nerazzurro non è stata esaltante poiché ha trovato sulla sua strada due grossi impedimenti: la presenza in società di una figura “ingombrante ” come quella di Massimo Moratti e la situazione finanziaria abbastanza negativa del club che non gli ha reso facile il compito di allestire una squadra adatta a riportare l’Inter in Champions League e che lo ha fatto scontrare con la normativa legata al fair play finanziario.
La seconda avventura asiatica dell’Inter è legata al gruppo cinese Suning. Moratti è di fatto uscito di scena, ma il nuovo proprietario non ha ancora la totalità delle quote societarie nerazzurre e la situazione finanziaria non è migliorata di molto. In realtà i proprietari stranieri più longevi del nostro campionato sono gli americani che nel 2011 hanno rilevato la Roma a seguito dei guai economici della famiglia Sensi.
Da un punto di vista sportivo poco si può dire sulla gestione americana della Roma: infatti, dopo i primi anni di assestamento con Luis Enrique e Zeman, i giallorossi sono diventati una delle pochissime squadre in Italia in grado di competere con la Juventus, anche se alla fine di successi ancora non ne sono arrivati. Certo la lontananza del presidente Pallotta rende complicate alcune situazioni come abbondantemente dimostrato dalla querelle Spalletti-Totti di qualche mese fa.
Dal punto di vista finanziario i conti giallorossi non sono idilliaci, ma delle buone plusvalenze fatte sul mercato e la partecipazione alle ultime due edizioni della Champions League fanno dormire sonni tranquilli alla proprietà a stelle e strisce. Che società come Milan, Inter e Roma abbiano un certo appeal internazionale è abbastanza normale, ma che il piccolo Bologna sia stato capace di interessare il ricco imprenditore canadese Joey Saputo è una cosa abbastanza sorprendente.
Di certo non stanno arrivando investimenti faraonici, ma Saputo, insieme all’ormai ex d.s Corvino, ha dato al Bologna un progetto serio che Roberto Donadoni ha sposato in pieno. Insomma non sempre le proprietà straniere hanno portato la cascata di soldi che nell’immaginario comune ci si aspettava, ma ci sono esempi di un cambio di mentalità portato da chi viene da una cultura diversa dalla nostra che, pur avendo fatto la storia del calcio, sembra essere poco adatta ai tempi che inesorabilmente cambiano.
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