Milan, Ambrosini: "Inzaghi come Ferguson, farà la differenza"

Nella “settimana” che conduce al derby, tanti sono i calciatori, o ex, che in passato hanno scritto la storia di Milan e Inter e oggi si ritrovano a parlare e commentare la particolare situazione che le due squadre, in questo caso quella rossonera, si trovano a vivere. Così, intervistato in esclusiva dal Corriere dello Sport, Massimo Ambrosini fa una sua analisi sul Milan di Inzaghi e sugli obiettivi cui la società rossonera dovrebbe puntare in questa stagione.

Il Milan, si sa, è una squadra da Europa. In Italia nessuna squadra può paragonarsi a quella rossonera sul palcoscenico europeo e proprio per questa ragione il Diavolo deve mirare a raggiungere al più presto un posto che possa garantirgli di disputare, nella prossima stagione, una competizione europea. A tal proposito Massimo Ambrosini suggerisce a Pippo Inzaghi di concentrarsi non tanto sul campionato quanto sulla Coppa Italia: “Io prefisserei un obiettivo ben preciso: la Coppa Italia. Ti permette di giungere in finale dopo poche partite e vincendola conquisti un posto per l’Europa. Così lavori per vincere un trofeo e allo stesso tempo costruisci un’idea di squadra”.

Fondamentale in tal senso sarà la figura di Pippo Inzaghi che Ambrosini definisce: “La spina dorsale di questo Milan. Al di là di ciò che stanno facendo e possono dare i giocatori, è Pippo a fare la differenza. Ha riportato a Milanello unità di intenti per ciò che concerne lavoro e disciplina”. Con un allenatore così, dunque, il Milan può andare lontano. E’ vero, Inzaghi non ha grande esperienza come allenatore, ma ha alle proprie spalle una buona disciplina e una buona scuola, Milanello per l’appunto, di conseguenza non c’è da meravigliarsi se ambisce a divenire il Ferguson dei rossoneri: “Dategli le chiavi di tutto in mano a Pippo, quello che sta facendo è importante e il Milan fa benissimo a ripartire da lui. Può realmente diventare il Ferguson del Milan e lasciare una traccia indelebile da allenatore come da manager. Tra l’altro a differenza di Sir Alex ha pure giocato e vinto tantissimo nella squadra che ha sempre amato”.

Infine Ambrosini conclude la sua intervista parlando di El Shaarawy e De Sciglio e del progetto giovani che il Milan sta tentando di lanciare: “Sono due ottimi giovani, ma occorre considerare anche il contesto in cui vengono inseriti. L’ambiente rossonero non è ancora ottimale per favorire, a colpo sicuro, l’innesto di giovani. C’è una cultura diversa adesso nei giovani: prima noi ci arrabbiavamo perché non giocavamo da titolari, adesso si arrabbiano perché vengono male su una foto. Basta con distrazioni futili, noi eravamo più portati dall’ambiente che ci circondava a essere meno distratti”.

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