Milan, da Mihajlovic ad Inzaghi: ecco un confronto

Dopo i recenti risultati non eccellenti ottenuti dal Milan, sembra essere finita la luna di miele di Sinisa Mihajlovic con proprietà e tifosi. Ma se l’allenatore non fosse così importante?

La passata stagione ha visto Pippo Inzaghi, allora tecnico dei rossoneri, essere oggetto di numerose critiche da parte di chi lo riteneva troppo acerbo per sedere su di una panchina importante come quella del Milan, ma adesso, confrontando i primi sei mesi della gestione dell’ex attaccante con i primi sei del tecnico serbo, balza immediatamente all’occhio il fatto che, ammesso e non concesso che il Milan faccia bottino pieno a Frosinone, il Milan di Mihajlovic può vantare solamente tre punti in più rispetto a quello di Inzaghi che però all’epoca era distante solamente due punti dal terzo posto, mentre attualmente sono sette le lunghezze da recuperare sulla zona Champions.

C’è ovviamente da ricordare che i risultati migliori del Milan di Inzaghi si sono registrati proprio nei primi sei mesi della sua gestione e che quindi, per fare un confronto credibile tra Pippo ed il serbo, bisognerà attendere la fine del campionato, ma a noi, in questa sede, non interessa stabilire chi sia il migliore tra Inzaghi e Mihajlovic, anche perché il secondo ha a disposizione una rosa molto diversa da quella del suo predecessore, piuttosto ci interroghiamo su quanto in casa rossonera abbia senso parlare ancora di allenatori.

Nonostante le cifre dell’ultimo mercato estivo del Milan, le carenze della squadra sono sempre le stesse: difesa traballante, assenza di un centrocampista di qualità in grado di creare gioco e quel trequartista tanto caro al presidente Berlusconi. Queste pecche possono essere risolte solamente in sede di mercato, sul campo si può unicamente cercare di renderle meno visibili con grinta ed ordine tattico, cose che il Milan in questi mesi ha fatto vedere, anche se non costantemente.

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