Milan, F.Inzaghi: "Se c'era Ibrahimovic, giocavo ancora"

Filippo Inzaghi e i colori rossoneri da tempo ormai rappresentano un tutt’uno nei cuori dei tifosi del Milan, anche adesso che, tolti gli scarpini, siede, da allenatore, nella panchina della Primavera rossonera, continuando a regalare emozioni e soddisfazioni. Si, perché in tutto quello che ha fatto e che continua a fare ci mette passione e impegno e questo, poi, viene ricambiato dai risultati ottenuti sul campo dai suoi ragazzi, al quinto posto in classifica in campionato (a -3 dalla capolista Atalanta) e al secondo posto nel girone di Youth League  a quota sei punti con un’unica sconfitta, quella contro il Barcellona. Insomma i risultati, il campo parlano per lui, come sempre, e questo lo portano ad essere uno dei favoriti per la panchina del dopo Allegri.

Ma l’avventura di Inzaghi al Milan inizia nell’estate del 2001 quando decide di lasciare la Juventus per trasferirsi a Milano e, intervistato a “La Tribù del Calcio”, l’ex attaccante rossonero ricorda quel periodo così: “Venni al Milan per il corteggiamento pressante di Galliani e Berlusconi. Ricordo che un giorno mi chiamò al telefono Umberto Agnelli, mi disse che non aveva mai conosciuto un giocatore che voleva andare via dalla Juventus. Avevo 28 anni, la voglia di mettermi in gioco non mi mancava e poi c’era San Siro, uno stadio veramente speciale. Mi sentii di farlo e mai scelta fu più azzeccata”.

Inzaghi Champions

Tanti i traguardi raggiunti con la maglia rossonera che hanno portato alla conquista di Trofei prestigiosi: “Eravamo un gruppo di assatanati: vincevamo la Champions? subito volevamo vincere la Supercoppa… Magari non riuscivamo a goderci i trionfi ma adesso che alleno i ragazzi quello che cerco di trasmettere loro è quella fame di vittorie che avevamo noi: quell’ambizione infinita. Ambizione che non fa rima con presunzione”.

Tra le numerose vittorie ottenute due hanno portato alla conquista della Champions League: quella del 2003 e Atene 2007. Sebbene in entrambe Inzaghi abbia lasciato il suo zampino, una delle due è quella che SuperPippo sente più sua: “In realtà io sento più mia la Champions del 2003, vinta a Manchester ai rigori contro la Juventus. Feci qualcosa come 12 o 13 gol: cominciai ai preliminari contro lo Slovan e non mi fermai più. Nel 2007 fu tutto più difficile: la lunga inattività, l’operazione alla caviglia e, infine, il ritorno in campo, naturalmente non al meglio”.

Ma il 2007 fu un anno d’oro per il Milan e per Pippo Inzaghi. Infatti, dopo la doppietta nella finale di Champions contro il Liverpool, altri gol decisivi: “Ne segnai uno al Siviglia nella finale di Supercoppa e due al Boca Juniors nella finale intercontinentale. Cinque gol in tre finali: le tre finali più importanti, tutte vinte. Non c’è riuscito nessuno: nemmeno Messi o Cristiano Ronaldo. È un record che mi tengo stretto”.

Tante soddisfazioni e un unico rimpianto: “Quello di non aver giocato di più con Ibrahimovic nel mio ultimo periodo al Milan. Tra noi c’era un feeling incredibile: credo fossimo fatti per giocare insieme e fare coppia in attacco. Ma non fu possibile: sapete tutti com’è andata. Fu un peccato, con Ibra forse adesso starei ancora giocando”.

Quindi un’ultima battuta sul suo futuro e su quello che è il suo sogno, un sogno che non sembra poi così lontano: “Allenare il Milan e rimanerci tutta la carriera. Se non sarà possibile me ne farò una ragione”.

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