Milan, Van Ginkel: "Mourinho mi ha consigliato i rossoneri"

Sono questi i primi giorni che Marco Van Ginkel ha trascorso da giocatore del Milan. Dopo la firma del contratto con i rossoneri, infatti, il giovane centrocampista ha dovuto rispondere alla convocazione dell’Under 21 olandese e solo da qualche giorno è rientrato a Milano e a Milanello dove ha trovato un ambiente particolarmente gradevole, ha conosciuto il presidente, si è sottoposto ai test fisici di Milan Lab e ha rilasciato le prime dichiarazioni a Milan Channel.

“Mi trovo bene a Milanello, mi sto allenando e ho già fatto diversi test a Milan Lab: vogliono vedere tutti i parametri”, esordisce così Marco Van Ginkel ai microfoni di Milan Channel. Il giocatore si dice felice della scelta e aggiunge: “Ho trovato uno splendido club, persone gentili e ottimi giocatori”. Tra i calciatori incontrati a Milanello ci sono anche De Jong e Torres, coloro che lo hanno spinto ad accettare la proposta del Milan e lasciare il Chelsea: “Nigel mi ha chiamato spesso, mi ha raccontato la storia della società e il desiderio del Milan di inserirmi in questo centrocampo. Anche Fernando lo ha fatto, mi ha invitato più volte ad accettare la proposta dei rossoneri,  ma ho parlato maggiormente con De Jong, essendo olandese era più facile”.

Van Ginkel ha quindi ascoltato gli inviti di De Jong e Torres, ma, oltre a loro, anche il tecnico del Chelsea, José Mourinho, gli ha consigliato di trasferirsi al Milan: “Qui ha allenato l’Inter, i nostri rivali, ma ora non conta più perché è al Chelsea. Mourinho ha pensato al mio futuro, alla mia necessità di giocare e mi ha consigliato il Milan, una grande squadra e una possibilità imperdibile”.

Infine ha parlato delle sue caratteristiche tecniche e del primo colloquio avuto con Pippo Inzaghi: “Sono un centrocampista centrale completo perché so attaccare e difendere, posso segnare, ma anche aiutare i compagni in ripiegamento. Con il mister abbiamo discusso in generale di ciò che si aspetta da me in partita. Io non parlo l’italiano e lui non parla inglese perfettamente, – aggiunge sorridendo – però ci siamo capiti grazie alla traduzione degli assistenti. Sostanzialmente mi ha ripetuto concetti positivi su di me e sui miei compiti in campo, il resto rimane un nostro segreto”.

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