Notizie Inter, Mazzarri: "Io come Mourinho. So come vincere la Champions"

Lunga ed interessante intervista di Walter Mazzarri a Il Sole 24 ore. Il tecnico livornese parla della sua esperienza nerazzurra, ormai proiettata alla prossima stagione nella quale da lui e dalla sua squadra ci si aspetta molto di più di ciò che è stato fatto sino ad ora.

Queste le parole di Mazzarri sui suoi primi mesi a Milano: “Lo dico da sempre. Questo è un anno particolare, un anno nel quale bisogna investire sul lavoro per dare un’identità di gioco alla squadra. Dobbiamo lavorare sulla mentalità dei giocatori, perché siano disponibili a lottare per raggiungere grandi risultati. L’obiettivo di questa stagione è arrivare il più in alto possibile. Ecco il grande equivoco che accompagna da sempre la mia carriera: arrivo in situazioni in cui nessuno pretende niente, poi comincio a fare risultati non previsti alla vigilia e finiscono con il chiedermi sempre di più. Bisogna sempre considerare da dove arriva la squadra che mi viene consegnata, cosa ha fatto negli anni precedenti. Ecco perché ci tengo a finire bene quest’anno. Perché se finiamo bene, possiamo iniziare ancora meglio la prossima stagione“.

I paragoni con Mourinho, indimenticato eroe del Triplete, non lo spaventano: “Mi sento simile a Mourinho per come difendo il gruppo. Da me si pretende sempre tanto: dico solo che so come migliorare i giocatori che ho a disposizione. Ora il mio compito è dare identità all’Inter e sarei pronto ad affrontare un futuro da manager alla Ferguson. La Champions? So come si possa vincere”.

Come si giudica Mazzarri? “A me piacciono i giocatori che hanno nel proprio animo lo spirito e la voglia di migliorarsi sempre. Lo ripeto continuamente ai giocatori che alleno: se sei bravo, puoi diventare bravissimo. Non bisogna mai sentirsi arrivati, si può fare meglio. Anche se di poco, è possibile. La storia della mia carriera dimostra che è successo nel 99% dei casi. Con me, i giocatori sono sempre migliorati. L’allenatore è importantissimo. Portando il discorso all’estremo, può incidere al 100% in negativo oppure al 100% in positivo. Faccio un esempio. Se una squadra ha debolezze caratteriali, il tecnico deve intervenire per modificare l’approccio alle partite. Il bravo allenatore sa far passare i momenti difficili, sa cambiare l’inerzia di una stagione partita male. Certo, per far questo deve essere credibile e preparato. Di più. Deve essere capace a isolare l’interno dall’esterno, per convincere i giocatori che non devono badare a quello che sentono fuori dello spogliatoio. E a certi livelli, questo discorso vale ancora di più.”

Uno dei giocatori che fa più fatica con Mazzarri è Kovacic ma il livornese non demorde e continua a credere nel croato: “Cosa deve interessare di più a un allenatore, la valorizzazione di un giocatore o la vittoria della squadra? Io posso far giocare chi volete e sono sicuro che lo faccio migliorare. Kovacic non tirava in porta, ora sta cominciando a farlo. E anche nella fase difensiva sta facendo progressi. E’ cresciuto molto, secondo me. E’ bravo, ma per far sì che faccia la differenza deve avere il tempo di completare il suo percorso di crescita. E’ stato catapultato in una realtà che non conosceva. Deve avere il tempo per capire cosa gli viene chiesto.”

Thohir ha detto di voler arrivare ad avere un’Inter competitiva a livello europeo nel 2016, quando la finale di Champions si terrà con molta probabilità a San Siro. Mazzarri non è spaventato da questa richiesta del suo presidente: “Dipende dalla qualità della rosa che mi viene affidata, ma penso proprio di sì. Un allenatore può incidere tantissimo, ma non può fare miracoli. Detto questo, io penso che non mi manchi nulla per vincere“.

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