Per un presidente che se ne va, c'è un Capitano che ritorna

Inter-Livorno, in 90 minuti e poco più di gioco, ha condensato tutte le emozioni più belle degli ultimi 18 anni della storia nerazzurra. Una storia che, tra gioie (tante) e dolori (tantissimi), ha avuto due unici comuni denominatori: Massimo Moratti e Javier Zanetti. Nessuno più di loro ha rappresentato l’Inter in questo lungo lasso di tempo.

Loro c’erano nei primi anni della gestione Moratti; c’erano a Parigi quando l’Inter vinse la Coppa Uefa contro la Lazio (tra l’altro con un gol proprio di Zanetti); c’erano quando nei primi anni 2000 l’Inter ha fatto fatica sia in Italia che in Europa divenendo oggetto di scherno per milanisti e juventini che, intanto, continuavano a rimpinguare le loro bacheche; c’erano nel periodo di Calciopoli a levare fango dall’Inter; c’erano negli anni del dominio nerazzurro in campionato e in Coppa Italia; c’erano a Madrid il 22 maggio 2010; c’erano in questi ultimi tre anni, dove i dolori hanno ricominciato a superare, numericamente parlando, le gioie.

Javier Zanetti Champions League
Zanetti in trionfo con la Champions League

Cosa ne sarà di loro nella nuova Inter di Thohir non è ancora chiaro, ma ciò non toglie che sabato sera, al di là del risultato, si è scritta una pagina importante di storia nerazzurra. Un colpo al cuore il saluto della Curva Nord al presidente Moratti: negli anni le contestazioni non sono mancate ma, alla fine, il popolo della curva si è reso conto che se Moratti ha commesso qualche errore lo ha fatto solo per amore dell’Inter. Null’altro.

Poteva privarsi degli eroi del Triplete e far cassa per rinforzare ulteriormente la squadra: ha preferito essere riconoscente verso i suoi campioni, regalandogli eterna gloria con la maglia nerazzurra. Ha tenuto Recoba quando tutti gli dicevano di mandarlo via perché era inadatto al calcio italiano: Moratti non ne volle sapere, era troppo innamorato del sinistro del Chino per poterlo sbolognare a qualcuno. Quando acquistò Ronaldo, lo acquistò perché si era perdutamente innamorato dei dribbling del Fenomeno: lo ha coccolato quando è stato fuori per infortunio e mai avrebbe voluto cederlo al Real nel 2002. La volontà del brasiliano (e questo sottolinea ancor più l’umanità di Moratti) alla fine prevalse.

Striscioni per Massimo Moratti Inter-Livorno
La Curva Nord saluta Massimo Moratti

Moratti forse rimarrà presidente con la nuova dirigenza: ai tifosi mancheranno le sue decisioni di pancia, le sue scelte da tifoso. Thohir arriva per business, non di certo perché sente i colori nerazzurri sulla pelle. Moratti, a Milano, è sinonimo di Inter come Agnelli, a Torino, equivale a dire Juventus. Nulla più, nulla meno. Sentire una curva intera, uno stadio intero che cantano “C’è solo un presidente” è da brividi, fidatevi: alzi la mano chi ricorda presidenti osannati dalle curve. La memoria forse m’inganna ma negli ultimi anni ricordo solo contestazioni: sabato sera, però, la Nord si è alzata in piedi per il suo numero uno. E Moratti, da gran signore, ha risposto con un applauso a quella curva, lasciandosi scappare anche qualche lacrima.

Il popolo nerazzurro, è noto, vive di emozioni. E’ nostalgico, è romantico, è legato alle persone prima che ai calciatori. E così, quando all’ottantesimo minuto Javier Zanetti rileva Saphir Taider, sembra che l’Inter stia per vincere la Champions. San Siro tributa subito applausi e cori al suo Capitano che non ha nemmeno il tempo di entrare in campo e si ritrova sommerso da un unico fortissimo abbraccio: quello dei tifosi interisti di tutto il mondo. Il Capitano si batte la mano sul petto, sullo stemma dell’Inter e inizia a correre in campo, come ha sempre fatto: testa bassa e pedalare.

Zanetti saluta Curva Nord Inter-Livorno
Zanetti ringrazia la Curva Nord dopo la fine di Inter-Livorno

Ci mette lo zampino nel gol di Nagatomo e, poi, a fine gara, ricorda a tutti quale sia la sua caratura di uomo. Va sotto la Curva Nord, raccoglie l’applauso dei tifosi ma è soprattutto lui a ringraziare i suoi sostenitori: in 195 nessuno gli ha fatto mancare la benché minima parola d’affetto. Nessuno ha mai avuto paura che Zanetti non tornasse: tutti sapevano che prima o poi sarebbe tornato, con la sua chioma inscalfibile, a produrre le sue scorribande sul terreno di San Siro. Pochi secondi dopo, Zanetti si volta verso la Tribuna Vip: indica Moratti. In quel gesto, c’è chi ha visto un addio, chi ha visto un arrivederci. Io ci ho visto un ringraziamento, o forse la volontà di tutto il popolo interista di continuare ad avere, insieme, i suoi due simboli più recenti.

Nel dopo partita, a chi gli chiedeva cosa sarà l’Inter senza Moratti, Zanetti ha risposto: Non esiste un’Inter senza Moratti. Il sabato sarà ancora con noi alla Pinetina per pranzare insieme. E se non verrà, lo inviterò direttamente di persona.” Chissà se Zanetti avrà davvero ragione: io un’Inter senza Moratti e Zanetti insieme proprio non riesco ad immaginarla. E’ come se mi svegliassi la mattina e trovassi due genitori diversi dai miei: praticamente inconcepibile, assurdo e grottesco.

Lele Oriali ha dichiarato a riguardo: “Per un presidente che se ne va, c’è un Capitano che ritorna.” Oriali ha conosciuto entrambi, ha lavorato a stretto contatto sia con Moratti che con Zanetti, conosce meglio di tanti altri il rapporto umano tra il presidente e il numero 4 nerazzurro. Io, personalmente, faccio ancora fatica ad abituarmi all’idea che non sarà Moratti a decidere al 100%, in piena autonomia, facendo prevalere il tifoso che è in lui piuttosto che il dirigente; non riesco nemmeno ad abituarmi al pensiero che tra qualche tempo Zanetti potrebbe non essere più in campo perché, in fondo, io con Zanetti in campo ci sono cresciuto. Thohir sarà pure il nuovo proprietario ma a Milano non ci sarà quasi mai: perché allora non posso fingere, in uno slancio di malinconia mista a romanticismo, che Moratti resti comunque il numero uno e che rimanga al suo posto, in tribuna, ad applaudire i suoi ragazzi, a partire da Javier Zanetti?

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