Samuel: "Avere la fascia da Capitano mi emoziona. Ranocchia non deve dimostrare niente"

Tante le belle notizie in casa Inter, tra queste certamente il fatto di aver recuperato il centrale difensivo Walter Samuel che tanto bene ha fatto nelle ultime due partite, mettendo a segno anche un’importantissima reta contro il Sassuolo. Ospite di InterNOS, The Wall ha risposto a diverse domande riguardanti l’Inter, i suoi compagni e il suo futuro. Sulla sua condizione fisica, il difensore nerazzurro ha affermato: “Ci alleniamo bene, non solo io, e credo che chiunque sia entrato in campo in questa stagione abbia fatto bene. Abbiamo solo una competizione e dobbiamo dare sempre il massimo. Dopo la partita giocata contro l’Udinese mi sentivo bene, ma ho saputo aspettare il mio momento e le scelte dell’allenatore. Avendo una partita alla settimana, ci giochiamo tutti il posto”.

Attualmente, Walter è anche il Capitano dell’Inter, dal momento che Zanetti sta giocando poco e niente e Cambiasso è fuori per infortunio. Questa cosa inorgoglisce molto l’argentino che ha dichiarato: “Mi sono emozionato tanto, non l’avrei mai pensato: essere capitano dell’Inter è bellissimo. Ma il vero Capitano è uno solo: Javier Zanetti. Nagatomo? Anche lui non si accorge del peso della fascia! Ma a Firenze non ci pensavo”.

Quando Samuel è arrivato all’Inter ha scelto come numero di maglia la 25, ma non tutti sanno che avrebbe desiderato un altro numero: “Quando sono arrivato il 5 era libero, ma lo aveva chiesto Stankovic, quindi ho optato per questo numero”. L’argentino ha dichiarato di apprezzare molto i difensori argentini e in modo particolare “Rodriguez della Fiorentina, anche se siamo diversi. Mi piace molto, comunque”.

Quando gli viene chiesto di dare un consiglio al suo compagno di squadra Ranocchia, che non gioca più ormai da qualche tempo, risponde: “Noi dietro siamo in tanti, ci sono momenti. Lui ha iniziato benissimo, poi abbiamo cambiato. Lui non deve dimostrare niente a nessuno, gioca in Nazionale e spero che possa andare in Brasile. Non ci sono dubbi su di lui, in Serie A non deve dimostrare niente a nessuno”.

Samuel ha, nel corso dell’intervista, ha raccontato un aneddoto di quando era ancora un ragazzino, ma che ritiene fondamentale perché da lì tutto avrebbe avuto inizio: “Ho giocato fino a 12 anni davanti e un altro ragazzo giocava dietro. Quando facevamo le partitine ci siamo invertiti perché io non segnavo mai. Ho iniziato a giocare difensore e poi al Newell’s è iniziato tutto. Senza questa cosa non penso che sarei qui”.

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